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La tirannia si afferma a piccoli passi, erodendo gradualmente le libertà dei cittadini. Da Russia, Singapore, Nicaragua e Ungheria, quattro persone spiegano com’è cominciata nel loro paese, in un video del New York Times.
I regimi autoritari non nascono da un giorno all’altro
La tirannia si afferma a piccoli passi, erodendo gradualmente le libertà dei cittadini. Da Russia, Singapore, Nicaragua e Ungheria, quattro persone spiegano com’è cominciata nel loro paese, in un vide...
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February 19, 2025 at 12:08 PM
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Bulgaria, la polizia di frontiera ha lasciato morire di freddo tre adolescenti migranti che tentavano di entrare nel paese.

L'incapacità delle autorità bulgare di salvare tre migranti che chiedevano aiuto. Il rapporto "Frozen Lives" di NNK e CRB

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Bulgaria, la polizia di frontiera ha lasciato morire di freddo tre adolescenti migranti che tentavano di entrare nel paese - Valigia Blu
Tre adolescenti egiziani che tentavano di varcare il confine tra Turchia e Bulgaria sono stati lasciati morire di freddo dalla polizia di frontiera bulgara. È quanto afferma il rapporto “Frozen Lives”...
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January 30, 2025 at 2:48 PM
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Cisgiordania, arrestati da Israele l’ex parlamentare europea Luisa Morgantini e l’inviato del Sole24Ore Roberto Bongiorni
Cisgiordania, arrestati da Israele l'ex parlamentare europea Luisa Morgantini e l'inviato del Sole24Ore Roberto Bongiorni - Il Fatto Quotidiano
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January 30, 2025 at 4:10 PM
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La nuova politica di moderazione di Meta è un pericolo per chi è più vulnerabile all’odio. A essere colpite saranno specialmente donne e persone della comunità LGBTQ+.
La nuova politica di moderazione di Meta è un pericolo per chi è più vulnerabile all’odio | Facta
A essere colpite saranno specialmente donne e persone della comunità LGBTQ+
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January 16, 2025 at 2:20 PM
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Codice della Strada, Furfaro (Pd) interroga il governo sui test salivari. Ma il ministero della Salute risponde: “Non è nostra competenza”
Codice della Strada, Furfaro (Pd) interroga il governo sui test salivari. Ma il ministero della Salute risponde: “Non è nostra competenza”
Il Parlamento chiede chiarimenti ma il governo tergiversa. Il deputato del Pd, Marco Furfaro , ha interrogato in Commissione Affari Sociali il ministro della Salute per avere spiegazioni urgenti sui diversi paradossi relativi ai t est salivari per l’accertamento del consumo di sostanze stupefacenti o psicotrope, a seguito delle novità introdotte dalle recenti modifiche al Codice della strada . Furfaro, capogruppo dem in Commissione, chiede al ministero di chiarire tutti gli aspetti più controversi. “Se consumi cannabis , compresa quella terapeutica , rischi il carcere e il ritiro della patente . Se consumi fentanyl , tutto a posto”, sottolinea il deputato del Pd. “Questi test – aggiunge Furfaro – non tengono conto dei pazienti che si curano con cannabis medica o farmaci psicoattivi e inoltre possono produrre falsi positivi tra chi assume farmaci per l’ipertensione, per il diabete e la depressione o addirittura farmaci da banco come tachipirina e ibuprofene”. Per questo la decisione di Furfaro di presentare un’interrogazione in Commissione al ministro della Salute Orazio Schillaci per chiedere delucidazioni e chiarimenti. Il nuovo articolo 187 del Codice – come noto – elimina, infatti, il riferimento allo “ stato di alterazione psico-fisica ”: la sola positività ai test salivari comporterà così la punibilità , anche se il risultato del test è stato causato da un’assunzione avvenuta molte ore prima e il soggetto non presenta alcuna alterazione. E qui iniziano i problemi. Non solo per molti giuristi la norma, così come modificata è incostituzionale , ma in questo modo si creano diversi paradossi. Il primo è che oggi si rischia l’arresto se si assume marijuana anche due giorni prima, ma i test in possesso alle forze dell’ordine non rilevano sostanze come fentanyl e metadone ( come già spiegato da ilfattoquotidiano.it ). Tra l’altro, i diversi test salivari utilizzati dalle forze dell’ordine possono giudicare lo stesso caso in modo differente . E poi c’è il pasticcio sulla pelle dei malat i : anche chi assume cannabis terapeutica o altri farmaci, dietro prescrizione medica, rischia ritiro della patente e processo penale. Il ministro Salvini, poco prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, si è affrettato a dichiarare che la norma “non riguarda gli ammalati”: in realtà si è limitato a inviare una lettera ai colleghi di Interno e Salute e al sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, chiedendo “la creazione di un tavolo di lavoro che stabilisca eventuali deroghe “. E a oltre un mese dall’entrata in vigore ancora nessuna novità: quindi anche i malati rischiano. Per questo migliaia di pazienti in cura con la cannabis hanno anche presentato un diffida dal governo . Ma cosa ha risposto il ministero? Poco o nulla. “Ritengo doveroso segnalare – ha risposto a Furfaro il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato – che la materia non è di stretta competenza del ministero della Salute , ma si ascrive trasversalmente a competenze di diversi dicasteri “. I test salivari impiegati dalle forze dell’ordine, ha aggiunto Gemmato, “non sono destinati a scopi medici e, pertanto, n on sono soggetti alla vigilanza del Ministero della salute”. Il sottosegretario, infine, ha precisato che “per quello che concerne i profili di competenza del Ministero della salute, è stato istituito un Tavolo di discussione per l’emanazione dei decreti attuativi contenenti le indicazioni per il recepimento delle recenti modifiche del Codice della strada”. Una risposta definita “davvero imbarazzante ” da Furfaro. “Capisco che lei scarichi le responsabilità a vari ministri ma mi lasci pure dire che è abbastanza inquietante perché non c’è nessuna risposta , rimane lo stato dell’arte”, ha replicato il deputato Pd in Commissione. “La vita delle persone, in questo momento, può essere semplicemente rovinata – ha aggiunto – per un Codice della strada che dovrebbe salvare le vite. Invece chi utilizza la cannabis terapeutica, perché ha patologie croniche, è rimandato al fatto che ci sarà un tavolo ma intanto il procedimento va avanti . E l’unico che può fermare il procedimento è il giudice che a un certo punto archivia. Ma oggi quella persona, anche se ha un certificato medico, non è tutelato dalla legge . Poi la cosa assurda è che non solo che la persona che magari ha fumato una canna qualche giorno prima rischia tre anni di sospensione della patente, ma la cosa assurda è che il fentanyl, che è cento volte più potente della morfina , e altre sostanze non vengono rilevate dai test di polizia e carabinieri”, conclude Furfaro che definisce il governo “ disarmante “: “Non hanno la più pallida idea di quello che fanno. E a pagarne le conseguenze sono, come sempre, i cittadini”. L'articolo Codice della Strada, Furfaro (Pd) interroga il governo sui test salivari. Ma il ministero della Salute risponde: “Non è nostra competenza” proviene da Il Fatto Quotidiano .
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January 16, 2025 at 3:01 PM
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“Spogliate in Questura”, sabato manifestazione a Brescia. Centri antiviolenza: “Si indaghi. Gravi violazioni dei diritti umani”
“Spogliate in Questura”, sabato manifestazione a Brescia. Centri antiviolenza: “Si indaghi. Gravi violazioni dei diritti umani”
Il caso diventa sempre più ingombrante . Dopo tre interrogazioni parlamentari al ministro dell’Interno Piantedosi , sabato 18 gennaio, proprio davanti alla questura di Brescia , ci sarà alle 15.30 un presidio di protesta “contro gli abusi della polizia e in solidarietà agli attivisti”. A indirlo i gruppi antagonisti , che si mobilitano contro quanto denunciato dalle manifestanti donne di Extinction Rebellion portate via dagli agenti durante il sit in davanti ai cancelli della Leonardo , e alle quali proprio in questura è stato chiesto di togliere gli slip e di fare piegamenti sulle gambe. Comportamenti da parte delle forze dell’ordine – secondo quanto riferito dalle testimonianze – su cui ora intervengono anche i centri antiviolenza: “Se confermati , questi fatti rappresentano gravi violazioni dei diritti umani e un utilizzo strumentale della violenza di genere come forma di controllo sociale e repressione “, scrivono Brescia Butterfly, Casa delle Donne, Chiare Acque, Donne e Diritti, Rete di Daphne e Viva Donna. “Riteniamo urgente e indispensabile – aggiungono – l’apertura di un’indagine ufficiale per accertare quanto accaduto e garantire piena trasparenza. Ciò – continuano le associazioni – è inaccettabile in un Paese democratico che ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul (trattato internazionale firmato da 46 Stati che ha lo scopo di prevenire la violenza sulle donne) e che si impegna, almeno formalmente, a contrastare ogni forma di violenza contro le donne . Riteniamo urgente e indispensabile l’apertura di un’indagine ufficiale per accertare quanto accaduto e garantire piena trasparenza. Chiediamo inoltre che vengano immediatamente adottati protocolli chiari e vincolanti , a partire dalla Questura di Brescia , per prevenire abusi di questo tipo”. Richiesta di chiarezza arriva anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein , che reputa “molto grave” quanto accaduto, specificando di avere “già depositato delle interrogazioni per fare chiarezza su questo episodio e su altri episodi analoghi. Bisogna far piena luce su questo perché non è accettabile “. Intanto per sabato sono attese centinaia di persone provenienti da altre città, e l’allerta è alta. Al momento un’inchiesta sulle modalità delle perquisizioni effettuate dalla polizia non è stata aperta. Sul tavolo della Procura di Brescia , però, sono però arrivati tutti gli atti relativi alla protesta di lunedì. Tra gli atti c’è la ricostruzione fatta dalle manifestanti di quanto accaduto dentro gli uffici della questura di Brescia . “Sono stata umiliata. Questo trattamento è stato riservato solo a persone femminilizzate. Ai maschi non è stato chiesto di spogliarsi e togliersi i vestiti ” ha raccontato la manifestante. Circostanza che la questura di Brescia non ha negato, precisando però che “nel corso delle singole perquisizioni , svolte da personale femminile per le donne, è stato chiesto di effettuare piegamenti sulle gambe al fine di rinvenire eventuali oggetti pericolosi. In ogni momento è stata salvaguardata la riservatezza e la dignità delle persone e sono state seguite le corrette procedure operative”. L’avvocato Gilberto Pagani , difensore di alcune manifestanti, conferma che anche oggi “non è stata presentata denuncia. Stiamo valutando”, mentre la Procura deve pronunciarsi sulla convalida del materiale sequestrato: pare un pennarello e due bombolette spray usate per scrivere sull’ingresso della fabbrica Leonardo . A Brescia , però, le polemiche non si placano e sale la tensione. A proposito di un’inchiesta per un episodio simile a quello denunciato via media a Brescia da Extinction Rebellion , accaduto il 9 luglio, al termine dell’indagine la Procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione . La denuncia riguardava quanto successo nel giorno delle manifestazioni contro il G7 Scienza che allora si svolgeva in città. La giovane donna era stata fermata nel corso della protesta durante la quale gli attivisti avevano esposto uno striscione sulla Torre dell’Orologio . Aveva denunciato che, portata in Questura , era stata fatta spogliare e piegare in un bagno sporco. La pm Francesca Rago ha concluso che la poliziotta, indagata per perquisizione arbitraria, non era a conoscenza dei motivi per cui l’attivista era stata portata in Questura e ha svolto gli atti con le modalità previste, senza eccedere i limiti delle proprie attribuzioni. Alla luce di quanto descritto dalla stessa giovane, secondo la Procura , non ci sarebbero stati neppure comportamenti lesivi della dignità o del pudore della persona perquisita. ( immagine dal profilo Instagram di Extintion Rebellion Italia ) L'articolo “Spogliate in Questura”, sabato manifestazione a Brescia. Centri antiviolenza: “Si indaghi. Gravi violazioni dei diritti umani” proviene da Il Fatto Quotidiano .
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January 16, 2025 at 12:56 PM
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Milei chiude il centro di tortura dei desaparecidos: così si annulla la memoria
Milei chiude il centro di tortura dei desaparecidos: così si annulla la memoria
Cosa succederebbe se qualcuno dell’attuale governo italiano decidesse di mandare a casa le persone che lavorano al Museo della Shoah a Milano? Se si decidesse di chiudere quel luogo di memoria, simbolo dell’Olocausto, tragedia del secolo scorso messo in atto da governi nazifascisti? Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che il Museo della Shoah di Milano, meglio conosciuto come Binario 21 , si trova sotto la Stazione Centrale, per tanto tempo luogo riservato ai convogli delle Poste, diventato poi tra il 1943 e il 1945 il binario da cui invece partivano i carri bestiame con a bordo migliaia di ebrei diretti ai campi di sterminio di Mauthausen e Bergen Belsen. Ecco, appunto, dicevo: che cosa succederebbe nell’opinione pubblica italiana e fra i politici? Ci sarebbe, mi auguro, una levata di scudi. Per fortuna da noi al momento si tratta di una domanda retorica , perché il fatto non accade. C’è invece un paese dove la memoria, che dovrebbe essere sempre esercizio di ricostruzione e di comprensione della storia, per evitare di commettere gli stessi errori vuole essere annullata e a farlo è il governo del Presidente Javier Milei , l’anarco capitalista amico di Meloni e di Trump, che ha deciso di distruggere “da dentro” lo Stato, secondo lui causa di tutti i mali del paese. Il 31 dicembre, infatti, i dipendenti del centro culturale Haroldo Conti a Buenos Aires si sono visti recapitare via Whatsapp un messaggio che diceva loro di non presentarsi al lavoro il 2 gennaio, perché erano stati licenziati. Il centro culturale, intitolato ad uno dei più importanti scrittori e giornalisti argentini, Haroldo Conti, arrestato e fatto sparire dopo essere stato sequestrato nel maggio del 1973, nasce nel 2008 come uno spazio per la diffusione e la promozione della cultura, dell’educazione e dei diritti umani e si trova nel luogo in cui la dittatura militare aveva dispiegato uno dei suoi più terribili centri clandestini di detenzione, tortura e sterminio: l’ Esma , la Scuola di Meccanica della Marina. Si stima che da lì siano passati più di 5000 persone, ne sopravvissero 200. Chiusa anche la Segreteria dei Diritti Umani e l’archivio della memoria. Tutto il materiale che si è riuscito a raccogliere in questi anni sulle torture e sulle colpe del regime di Videla è in quegli uffici, nei quali ora non può entrare nessuno. Fuori le mura, la polizia a fare la guardia. La dittatura e le sparizioni, i desaparecidos – messi in atto in Argentina tra gli anni 70 e i primi 80 – non sono favole o storie che si tramandano; sono la verità dei fatti , come dimostrano le ossa di tanti argentini scomparsi e ritrovati nei pozzi artesiani, vedi la storia del Pozo de Vargas a Tucuman, e anche il più recente ritrovamento del 138esimo nipote di desaparecido , individuato anche grazie alla banca del Dna. Alle donne sequestrate e incinte infatti, prima di ammazzarle con le torture o di buttarle da un aereo nel fiume, veniva loro sottratto il figlio e poi dato in adozione , magari ai familiari degli stessi militari, vedi il bel film di Marco Bechis Garage Olimpo . Del resto Milei, il presidente noto al mondo per aver condotto una campagna elettorale con la motosega, simbolo dello strumento che taglia i rami secchi in questo caso del Palazzo, già aveva fatto capire a pochi mesi dal suo insediamento che era meglio mettere a tacere le voci non allineate o che potevano dare fastidio: ridimensionata la tv pubblica e dopo pochi mesi porte sbarrate anche alla Telam, l’agenzia di stampa più importante di tutta l’America Latina; a casa 700 giornalisti da un giorno all’altro. Se ci fosse qualche dubbio su cosa pensa il governo Milei sui desaparecidos, non bisogna fare molta dietrologia per saperlo. Intanto il Presidente contesta il numero di 30mila, come se non fosse una tragedia anche solo la sparizione di dieci persone messa in atto da uno Stato; inoltre la sua vicepresidente Victoria Villarruel , figlia di un militare, vorrebbe che tutti coloro che sono stati riconosciuti colpevoli di aver fatto sparire migliaia di persone, e che per questo sono in carcere per reati di genocidio e di lesa umanità, venissero scarcerati in quanto eroi. Se tutto ciò non bastasse, alcuni parlamentari rappresentanti del governo in carica, qualche settimana fa, sono andati a trovare in carcere questi ex militari riconosciuti colpevoli, e con loro si sono scattati una bella foto di gruppo. Che cosa diremmo noi se un nostro parlamentare dopo essere andato in carcere a trovare il capo di Cosa Nostra si fosse fatto fare con lui una foto ricordo? Ieri una sentenza del giudice Ariel Lijo ha stabilito che lo Stato deve garantire che i luoghi della memoria restino aperti , funzionanti e con personale già formato. Cosa succederà ora? Argentina-Italia: così lontani, così vicini. L'articolo Milei chiude il centro di tortura dei desaparecidos: così si annulla la memoria proviene da Il Fatto Quotidiano .
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January 16, 2025 at 1:36 PM
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November 16, 2024 at 6:03 PM